ASSEMBLY – BIENNALE DI VENEZIA 2019

Non è semplice raccontare in poche parole ciò che ci siamo portati a casa dall’esperienza vissuta in una uggiosa domenica mattina a Venezia. Il gruppo rappresentativo dell’associazione Progetto Michela, accompagnato dal sindaco Andrea Zanusso, ha finalmente potuto immergersi nell’opera artistica realizzata dall’artista australiana Angelica Mesiti. Lo scorso anno ci contattò per venire a visitare il museo Etnografico Nòssi Ràis e poter osservare da vicino la macchina fonostenografica inventata da Antonio Michela Zucco. Ne rimase talmente affascinata, che decise di utilizzarla come “attrice” protagonista della sua performance. Già allora ci sembrò incredibile che un’artista che vive e lavora tra Parigi e Sydney, potesse scendere dalla Canavesana per venire a conoscerci, ma trovarsi immersi nella sua opera è stato un momento di intenso impatto emotivo.

Così si è presentato ai nostri occhi il Padiglione Australia della Biennale di Venezia edizione 2019: rigido ed austero osservandolo da fuori, caldo ad avvolgente accomodandosi al suo interno. Appare infatti come una grande scatola nera che internamente cambia forma, divenendo un rosso anfiteatro circolare.

Ralph Rugoff, attuale direttore della Hayward Gallery di Londra, è il curatore della mostra della Biennale d’Arte di Venezia di quest’anno; May You Live in Interesting Times è il concept, ovvero “tempi interessanti”, riferendosi all’epoca in cui viviamo: politica, denuncia sociale, minoranze etniche, migrazioni, totalitarismi, condizione femminile e giovanile, ambiente e sostenibilità sono i temi affrontati ed interpretati dagli artisti internazionali dei diversi padiglioni.

Nell’opera artistica di Angela Mesiti, Assembly, troviamo l’aspetto materiale e strutturale della politica come ambiente architettonico del potere, l’importanza dell’universitalità del linguaggio scritto, musicale e verbale, l’integrazione entica di giovani voci tutte al femminile che si riuniscono in un canto corale.

Biennale Venezia

L’installazione video a tre canali si sviluppa in un spazio ad anfiteatro: l’osservatore viene accolto nella forma simbolica del cerchio per essere poi circondato dalla proiezione sui tre schermi di uno scenario multiplo, stimolato dalla molteplicità dei punti di vista. Si entra visivamente in un altro spazio semicircolare quale la camera del senato, si porta l’attenzione sul movimento di mani che producono un ticchettio costante. Tasti simili a quelli di un pianoforte, ma che appartengono ad una macchina sorprendente, trascrivono segni fonici che diventano parole scritte. Si scopre poi che viene ricodificato un poema successivamente trasposto in musica. Infatti gli stessi movimenti sulla tastiera della macchina fonostenografica Michela vengono poi riprodotti da un pianoforte che, insieme ad altri strumenti musicali, creano una frequenza differente, inizialmente disturbante. Successivamente subentrano altre forme di linguaggio, quali l’alfabeto muto, la danza, il gioco che insieme raggiungono l’apice emozionale visivo ed uditivo, in una danza di suoni armoniosi.

Musica e performance passano, attraverso le immagini, dal testo al codice, dalla musica al movimento, dalle azioni alle occupazioni, “per rappresentare il mondo in cui una società si assembla e si costruisce su sé stessa”. Tutto ciò scatena nell’osservatore una potenza energetica che permane, dando conferma di quanto il concetto di comunità e comunanza sia forte in un periodo storico in cui la “democrazia” è in crisi, debole e frammentata.

In questa orchestrazione, la Mesiti incoraggia il pubblico ad osservare i diversi punti di vista e ad essere partecipativo, attento e sensibile alla mutevolezza del presente. L’artista “mostra quanto sia necessario creare un luogo ospitale per l’altro nel processo di governo e nella società”.

Ne rimane una rappresentazione in cui le persone, non gli individui, possano collaborare per un futuro positivo.

È una piacevole sorpresa scoprire che, nella nostra piccola comunità i temi dell’accoglienza, della diversità e della conoscenza sono in sintonia con il profondo messaggio che un’artista di fama internazionale ha voluto comunicare al mondo attraverso la sua opera artistica alla Biennale di Venezia.

Biennale Venezia Associazione Michela

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