Percezione e realtà a confronto: le Mafie sul nostro territorio

La comunità di San Giorgio Canavese non è solo attiva e partecipe in occasioni di feste ed eventi di svago, ma dimostra il suo interesse anche ad iniziative che vogliono mettere in luce un fenomeno che da tempo si dimostra non essere marginale e distante.

Venerdì 18 gennaio alle ore 19, la sala messa a disposizione dalla Dirigente Scolastica Filomena Filippis presso la sede della Scuola Primaria di San Giorgio Canavese è stata riempita da cittadini interessati a partecipare all’incontro “Percezione e realtà a confronto: le Mafie sul nostro territorio”.

Joselle Dagnes e Davide Donatiello, ricercatori LARCO dell’Università di Torino e relatori dell’incontro, hanno dato un’interessante visione di quanto la mafia sia percepita nella nostra regione in contrapposizione con i dati nazionali e di quanto tale percezione sia spesso lontana da ciò che realmente accade nel nostro territorio. Infatti solo un terzo della popolazione piemontese ritiene che sia un fenomeno pericoloso sul proprio territorio anche se quasi l’80% sostiene sia un fenomeno globale. I fatti di cronaca dimostrano quanto essa sia così vicina a noi e quanto si sia infiltrata in contesti pubblici, e quindi di tutti, come è accaduto al comune di Bardonecchia nel lontano 1995 e poi ai consigli comunali di Leinì e Rivarolo nel 2012, il primo commissariato per infiltrazione mafiosa, gli altri sciolti con lo stesso provvedimento.

L’importante intervento di Elena Ciccarello, giornalista professionista, che ha lavorato fino al 2012 per «Narcomafie», mensile italiano fondato da don Luigi Ciotti nel 1993 e che attualmente collabora con il «Il Fatto Quotidiano», ha permesso inoltre di attivare un restio dibattito con i presenti. Significativa la risposta data ad una persona presente in sala che ha chiesto cosa potesse fare un comune cittadino per arginare i fenomeni mafiosi: “per contrastare la mafia – da detto – non bisogna essere degli eroi, ma semmai dei guasta feste, innanzitutto non regalando il silenzio”.

Ciò che però ha dato energia positiva e costruttiva alla serata, sono stati i sorrisi e gli occhi pieni di entusiasmo verso il futuro di quel gruppo di ragazzi di Libera che ha organizzato l’evento ed ha preparato un gradevole apericena con i prodotti Libera Terra, provenienti da beni e terre confiscate alla mafia.

L’auspicio delle autorità presenti, partendo appunto dalle scuole come luogo di cultura, informazione e condivisione di sani principi di civiltà e rispetto delle regole, è quello di poter portare avanti un’educazione in cui i genitori si assumono la responsabilità di osservare il mondo attraverso lo sguardo puro dei loro figli. Gli adulti devono per primi dare il buon esempio, spostare la meta, dalla smania di denaro a qualunque costo e all’arrivismo prepotente, ai valori del vivere civile.

A tal proposito, viene utile citare un libro di diritti e doveri presente nell’aula della scuola di fine ‘800 ricostruita presso il Museo Etnografico Nòssi Ràis, in cui, al capitolo EDUCAZIONE MORALE ED ISTRUZIONE CIVILE, si dice: “I genitori hanno poi dei gravi doveri verso i figli: debbono allevarli saggi, buoni, onesti, educati ed istruiti”.

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